BON TON YOGA
16 Aprile 2026 – Mara
Praticare Yoga non significa solo sapersi toccare le punte dei piedi, ma anche saper abitare lo spazio comune con eleganza e consapevolezza.
Ecco i 10 pilastri del “Bon Ton” dello Yoga Strategico che potenzieranno la tua pratica e quella del gruppo che frequenti:
Yama: Il “Bon Ton” verso gli altri (e l’ambiente)
Ahimsa Non violenza – La gentilezza verbale e fisica Evita i commenti sarcastici su te stesso o sugli altrii: “Oddio sono un pezzo di legno” La violenza verbale contro noi stessi e gli altri inquina l’energia della stanza (anche se li pensi soltanto!) Non “violare” lo spazio altrui. Se devi passare tra i tappetini, fallo con passo felpato senza calpestare i bordi dei tappetini degli altri, non srotolare il tuo tappetino sbattendolo a terra o come se fosse un frisbee… arriva in silenzio e se la lezione è già iniziata non spiegare a tutti il motivo del tuo ritardo.
Satya Verità – L’onestà sui propri limiti ti rende libero e meno dolorante L’Ego resta fuori: se l’insegnante propone una variante avanzata e tu senti che oggi il tuo corpo dice “anche no”, ascoltalo. Fingere una posizione per fare bella figura è una bugia che il tuo menisco potrebbe non perdonarti.
Asteya Non rubare – Furto di spazio e tempo Rispetta lo spazio vitale altrui (non invadere il tappetino del vicino o lo spazio tra i tappetini) usa un telo che non sbordi dal tappetino, non rubare il tempo degli altri arrivando in ritardo: il tempo degli altri + prezioso quanto il tuo.
Brahmacharya Moderazione – Praticare leggeri Non mangiare prima della pratica permette al corpo di non avere residui digestivi e gas nello stomaco e nell’intestino, in questo modo si controllano meglio gli organi. Se la pancia decide di “esprimersi” (succede ai migliori!), non morire di vergogna, ma la prossima volta ricorda: una pratica leggera inizia da uno stomaco leggero. Il tuo intestino e gli altri allievi ti ringrazieranno.
Aparigraha Non attaccamento –Mollare la presa Non occupare sempre “quel” posto fisso in sala; adattati e rispetta gli spazi comuni. Lascia andare l’aspettativa del risultato perfetto, non aspettarti una performance ma un’evoluzione della tua consapevolezza. All’inizio e alla fine della pratica non parlare di tuoi problemi personali, a meno che non sia una richiesta generale dell’insegnante al gruppo. Se vuoi migliorarti davvero (e non solo lamentarti) chiedi una consulenza

Nyama: Il “Bon Ton” verso se stessi
Saucha – Purezza Rispetta la tua l’igiene personale senza eccedere in profumi , usa biancheria pulita e discreta, disinfetta sempre il tuo tappetino (soprattutto se lo appoggi a un tappetino della sala). Presentati a lezione con una mente “pulita”, pronta ad accogliere la pratica, è consigliato arrivare 10 minuti prima per entrare in questo stato e approdare alla pratica nel modo migliore
Santosha – Contentezza Praticare la gratitudine per ciò che il corpo riesce a fare oggi, senza frustrazione per ciò che non fa. Essere grati all’insegnante, al gruppo e all’energia del luogo
Tapas – Disciplina Quel pizzico di “calore” e impegno necessario per non mollare quando la pratica si fa intensa e per continuare a praticare anche quando siamo incasinati. Lo Yoga non è uno sport è uno stile di vita
Svadhyaya -Studio di sé Ascoltare i propri segnali interni, imparare il linguaggio del corpo :“Se senti dolore, non forzare È un atto di cortesia verso il tuo corpo.” I bravi insegnanti forniscono sempre varianti in tutti gli asana (chiedilo nel caso)
Ishvara Pranidhana – Abbandono Accettare che non tutto è sotto il nostro controllo strategico, imparando a fluire nella pratica e nella vita, Ci sarà sempre qualcosa che non riusciamo a controllare o a evitare anche in una sala Yoga. Allenarsi all’accettazione durante la pratica aiuta a farlo anche nella vita
“Queste regole non servono a limitarti, ma a creare un vuoto in cui la tua pratica possa fiorire. Meno attrito crei con il mondo esterno (i compagni, gli odori, i rumori), più energia avrai per esplorare il tuo mondo interno.”
OM SHANTI MM
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